lunedì, agosto 23, 2010

How fragil we are in a Lisbon night


La notte scendeva insensibile dietro di me. Dovevo voltarmi per capire che il sole si era infiammato da un pezzo perché davanti a noi la notte oscura ci catturava mentre volavamo su Lisbona.
Fragili, sì, fragili in una scatola di sangue e di carne. E desiderosi di passione, di amore, di umori da leccare in uno stordimento sempre più crescente. Spintonandoci, sfiorandoci, strusciandoci in un'intimità che era globale in quella Lisbona assolutamente fresca e ventilata. La notte era ormai padrona in quell'innamoramento di tutti nel fumo delle sigarette, nel vetro marroncino delle sagres, con il sesso in tensione, da toccare, da succhiare.
La musica stordiva ma non rintronava, le parole urlate nelle orecchie per capirsi quando il corpo avvinghiato era insufficiente.
Un bacio a tradimento sulla guancia, per chiedere scusa delle proprie debolezze e una mano passata nel basso ventre per sentirsi vitali e non corrotti da quell'amore velenoso in agguato. Una passione sincera da consumare in uno stuolo di persone, tra gli affanni e le tristezze. Nella mancanza del proprio uomo, nella voglia di scopare e gridare a tutti la propria insoddisfazione. In Lisbona how fragil we are!



(to my B. in Pico)