domenica, febbraio 21, 2010

A Stefano



Ci sono giorni in cui ti svegli e comprendi di essere solo. Che la persona con la quale hai camminato assieme da otto anni, non solo lo ha fatto di controvoglia ma ti odia perché le hai imposto questa condivisione.
Mi sono svegliato con l'odio accanto, palpabile e tangile. E dici: ma perché? Possibile che fossi stato così cieco da non vedere?
Non lo so, può darsi.
Eppure mi spaventa. Non la consapevolezza, ma il fatto che ti cadono accuse pesanti come macigni. Volevi la felicità e ti ritrovi con il rancore, speravi di adempiere agli obblighi coniugali invece ti scontri contro un orgoglio tenace e immotivato. Hai seminato bene ma cresce l'erbaccia dell'intolleranza.
Non so, non lo capisco più il mondo. Non riesco a venire a capo delle logiche che sottendono la nostra civiltà.
Spero un giorno di tornare nella mia amata aitutaki, trascinando la samsonite lungo il margine rovente della pista dell'aeroporto e arrivare nella casetta che mi ha accolto nel lontano 2000 perché qui io non ci voglio rimanere più.

venerdì, febbraio 19, 2010

Ho aspettato un anno preciso. Non sapevo bene se ti avrei rivisto, ma mi sono preparato per l'occasione: nel silenzio, ripercorrendo con la mente il viaggio attorno al mondo, preparando la dedica del libro con le aste delle lettere particolarmente inclinate a sinistra per l'eccessiva timidezza. Sarei rimasto in attesa per un altro anno. In ogni caso mi sentivo di essere pronto e lo ero quando ci siamo incontrati. Non potevo mancare di un passo, non uno sguardo distratto, o pensieri turbati. Serenità e saggezza di chi sa che l'aspettare alla fine porti ricompensa.
Eccola la ricompensa: il tempo dell'amato che non è andato perso foss'anche per un solo secondo, l'essenza integra e totalitaria.
Nulla di più se non un impercettibile segno ma impagabile. Per me.