domenica, ottobre 18, 2009

A mia madre morta, finalmente

Finalmente sei morta. Non sono felice perché ogni morte porta sempre sgomento dentro di me ma aspettavo da tanto questo momento. Adesso mi sono liberato, libero da un legame che mi pesava. Non sono venuto a trovarti all'ospedale, non verrò neanche al tuo funerale. E lo dico a scanso di equivoci. Non volevo più vederti. Non mi sentivo di far parte di te.
Da quando ti ho vista dopo tanto tempo, non ho potuto fare altro che constatare quanto ti assomigliassi, quanti geni avessi preso da te. Quando ti guardavo negli occhi, mi vedevo riflesso e non riuscivo a sopportarlo. Perché con te non volevo più niente a che fare.
Era triste pensare che tu mi avessi generato con inettitudine, chissà dove, chissà perché. A casa, manco in un ospedale. Probabilmente ho sofferto pure di anossia cerebrale visto che non sono tanto intelligente.
Lo stesso sguardo che non mi piaceva, gli occhi piccoli, rotondi. No, mi sono rifiutato di appartenerti ancora. Ti ho lasciato morire in pace, senza di me benché avessi espresso il desiderio di rividermi prima che la tua mente ti lasciasse solamente con un corpo eroso dal cancro e dall'ipertensione. Non so di che cosa tu sia morta, non lo voglio sapere.
Mio fratello mi ha chiamato. Per dovere. Dovere di cosa? Dovere di legge? Quando io ormai non ho più un legame nemmeno burocratico. Domani a Valganna, io non ci sarò, neanche mi fosse spianata la strada e mi ci portassero. No. Tutto qui, semplice.
Sono libero finalmente dal dolore che mi hai procurato, dalle tue follie per le quali ultimamente piangevi amaro. No, la mia vita era subordinata a te e questo proprio non lo tolleravo. Le tue incapacità le dovevo assolutamente pagare io e perché..., mi chiedevo sempre nei momenti di assoluto sconforto.
Anche con uno sforzo di orgoglio non riuscivo a rialzarmi dritto, incombevano su di me tutti i tuoi geni di donna del sud, incapace di vivere e di mantenere la progenie che sfornavi come il pane.
Ricordo il dolore fisico e morale, ho la vaga percezione, per fortuna, di una folle corsa al circolo, con qualche ossa rotta; mi avevi dato del bugiardo quando la vicina o chi fosse, mi aveva regalato una scatola di cioccolatini; e la testa mozzata di un pollo da cui usciva del sangue violaceo e ragrumato.
Sei morta finalmente senza di me. Almeno questo non potevo concedertelo. No non sono insensibile, non voglio passare per il bastardo che non si abbassa ad un gesto di pietà. Ma sfido chiunque a mettersi nei miei panni e a provare le tormentate catene di un rapporto figliare che era marcio.
Magari, sì, ti porterò un mazzo di fiori sulla tua tomba, ma non ora. Lascio che il tuo corpo si decomporrà prima che qualche rimasuglio di gene possa legarmi ancora a te.
Li ho scritti questi pensieri perché nessuno mi accusi di codardia o altro. Queste parole pubbliche saranno da monito per tutti.
Ave at que vale

martedì, ottobre 13, 2009

Quanto disordine nella zona "grigia"



L'articolo di Barbara Saverio sul Mag, mensile de La Provincia di Como.

Vite narrate nel momento in cui finiscono sul tavolo degli espianti. E' "Disordo rerum", indagine narrativa sulla fragilità del destino, firmata da un giovane medico comasco


Otto racconti fra la vita e la morte, in quella zona grigia dell'esistenza dove trova ragione di essere la medicina. Carletto Genovese, medico e scrittore comasco, torna a raccontarci squarci d'esistenza dal suo punto di vista, spesso collocato laddove vita e non vita quasi coincidono. "Disordo rerum" (Albatros Il Filo, 104 pp, 13,50 euro) è una raccolta di racconti, alcuni dei quali già pubblicati e premiati, che non hanno un filo narrativo convenzionale ma fotografano un attimo, sempre nel momento in cui si compie un destino. Un destino che soggiace all'entropia connaturata alla natura, contro la quale poco o nulla può fare l'uomo con la sua ansia ordinatrice, o con la sua scienza che pretende di spiegare tutto e da tutto vuole dedurre regole. Genovese, al contrario, pare diffidare di tutto quello che sa di assoluto, dalla scienza appunto, ed è davvero strano per un medico - alla religione: "Non credo nella speranza e nel riscatto. Credo nel "dis-ordo". E' una visione totalmente anticristiana", scrive nel prologo. I personaggi di Genovese, come fa notare in prefazione Giovanni Lombardo Radice, "restano impressi, addirittura se non li conosciamo mai da vivi, ma solo da morti", come nella descrizione devastante dell'espianto d'organi sul corpo di un giovane morto in un incidente stradale. Un'esistenza interrotta da un evento imprevedibile e inevitabile, disordinato, una morte (una vita?) che viene tuttavia deviata dal suo corso naturale ed è manovrata chirurgicamente fino all'esito stabilito. Non è tanto in discussione la leicità morale dell'espianto: lo sguardo del medico si posa con infinità pietà su quell'involucro violentato, e lo scrittore raccoglie e dà voce al lascito di ricordi, di speranze, di passioni che rischia di finire in un contenitore per i rifiuti speciali insieme con le spoglie di un corpo svuotato.

domenica, ottobre 11, 2009

Presentazione ufficiale libro Disordo Rerum


Vi invito tutti quanti a Roma presso la Libreria Il Filo, in Via Basento 52/e il giorno 22 ottobre alle ore 17.30 per la presentazione ufficiale del mio libro DISORDO RERUM. Lo so è un po' lontana ma vi prometto che la farò anche dalle parti di Como.