giovedì, gennaio 14, 2010

La perfezione è dietro la prima rotonda

Non l'avevo mai vista dall'alto. E' la rotonda vicino casa: assolutamente perfetta. Quante volte rimaniano ancorati alla nostra fragilità di creature transitanti in un mondo piccolo e meschino! Con le preoccupazioni di ogni giorno affrontiamo con fatica le vicissitudini umane e spesso siamo tentati di gettare la spugna. Raccogliamo gli anni della vita in un cassetto e li lasciamo lì sulla soglia di un abisso profondo, dimenticandocene.
Non guardiamo oltre il nostro sguardo, ci giriamo dall'altra parte, chiusi negli abitacoli delle nostre autovetture. Eppure nello spazio di una mattina, tutto sembra diverso. Un abbraccio sincero, con le lacrime di felicità pur nel dolore, ti fa cambiare prospettiva e riesci a vedere la perfezione.
A PG

martedì, dicembre 29, 2009

Pensieri nascosti per il 2010

A LG grazie per il tuo messaggio. Ti penserò a Madrid mentre festeggi l'ultimo. Non saremo molto lontano. Ti guarderò da Palma.
A D ti farò vedere la stazione Elephant&Castle di Londra.
A TA spero di riuscire ad affrontare questo nuovo viaggio in Chile. Ti prometto che porterò un quantitativo di Tavor da farti dormire per un intero volo transatlantico.
A PG mi dispiace ma non so se continuare.
A SZ saremo vicinissimi a El Corte Engles. Una trentina di numeri più in là. Avrai tempo di vedere tutti i piatti della richard ginori.
A GP non credevo ti piacessero così tanto i cioccolatini.
Ad AC non puoi morire sniffando del gas. Ci vuole ben altro. Per ora tanti calci in culo.
A CP ti ricordo che a Latina tantissimo tempo fa mi hai fatto vedere il pistolino.
A RM sarò presente al Natale 2010.
A MS non affaticarti troppo. La vista è preziosa.
Ad AP credi che mi sia dimenticato di quando non avevi voluto che andassi a Varese? Non era tuo diritto bloccarmi. E ora credo tu l'abbia capito.
A KL non sono 40 ma 41 e il tuo silenzio è stato assordante.
A ML sei nel mio cuore: ti avrei giurato la fedeltà eterna.
A SB sei una merda.
E a molti altri nel mio cuore.
Soprattutto tu LS.

lunedì, novembre 16, 2009

Dieci anni


La mano impugnava il venflon. Senza esitazione lo introduceva nel capezzolo di sinistra e lo faceva uscire orizzontale. Non una smorfia di dolore. Il più era fatto. Il gancio dell'anello veniva infilato nella guida che veniva ritirata lentamente. Ecco inserito il piercing. Un sussulto di gioia, un sorriso e il tempo di respirare.
Dieci anni, dieci. Nella felicità sui terrazzi dei grattacieli di Brisbane, a dormire nei sacchi a pelo sotto le stelle, tra le insegne al neon azzurre e bianche dell'ANZ.
Dieci anni, dieci. Tra le corse sfrenate e i testacoda sul vialone, vicino ai cinque cerchi.
Dieci anni, dieci. A fumare e a annegare a Hindeloopen nella Frisia occidentale.
Il lungo percorso circolare tra Camdem Town, fino a Crhistchurch, poi Los Angeles e di nuovo Londra. Ecco l'amore duraturo, indelebile, lì, scolpito tra il cuore e la mente, che si consola tra le braccia di una ragazza che ti accarezza e ti bacia.
Dieci anni di dedizione e di passione. Per sempre con amore infinito. Carletto

domenica, ottobre 18, 2009

A mia madre morta, finalmente

Finalmente sei morta. Non sono felice perché ogni morte porta sempre sgomento dentro di me ma aspettavo da tanto questo momento. Adesso mi sono liberato, libero da un legame che mi pesava. Non sono venuto a trovarti all'ospedale, non verrò neanche al tuo funerale. E lo dico a scanso di equivoci. Non volevo più vederti. Non mi sentivo di far parte di te.
Da quando ti ho vista dopo tanto tempo, non ho potuto fare altro che constatare quanto ti assomigliassi, quanti geni avessi preso da te. Quando ti guardavo negli occhi, mi vedevo riflesso e non riuscivo a sopportarlo. Perché con te non volevo più niente a che fare.
Era triste pensare che tu mi avessi generato con inettitudine, chissà dove, chissà perché. A casa, manco in un ospedale. Probabilmente ho sofferto pure di anossia cerebrale visto che non sono tanto intelligente.
Lo stesso sguardo che non mi piaceva, gli occhi piccoli, rotondi. No, mi sono rifiutato di appartenerti ancora. Ti ho lasciato morire in pace, senza di me benché avessi espresso il desiderio di rividermi prima che la tua mente ti lasciasse solamente con un corpo eroso dal cancro e dall'ipertensione. Non so di che cosa tu sia morta, non lo voglio sapere.
Mio fratello mi ha chiamato. Per dovere. Dovere di cosa? Dovere di legge? Quando io ormai non ho più un legame nemmeno burocratico. Domani a Valganna, io non ci sarò, neanche mi fosse spianata la strada e mi ci portassero. No. Tutto qui, semplice.
Sono libero finalmente dal dolore che mi hai procurato, dalle tue follie per le quali ultimamente piangevi amaro. No, la mia vita era subordinata a te e questo proprio non lo tolleravo. Le tue incapacità le dovevo assolutamente pagare io e perché..., mi chiedevo sempre nei momenti di assoluto sconforto.
Anche con uno sforzo di orgoglio non riuscivo a rialzarmi dritto, incombevano su di me tutti i tuoi geni di donna del sud, incapace di vivere e di mantenere la progenie che sfornavi come il pane.
Ricordo il dolore fisico e morale, ho la vaga percezione, per fortuna, di una folle corsa al circolo, con qualche ossa rotta; mi avevi dato del bugiardo quando la vicina o chi fosse, mi aveva regalato una scatola di cioccolatini; e la testa mozzata di un pollo da cui usciva del sangue violaceo e ragrumato.
Sei morta finalmente senza di me. Almeno questo non potevo concedertelo. No non sono insensibile, non voglio passare per il bastardo che non si abbassa ad un gesto di pietà. Ma sfido chiunque a mettersi nei miei panni e a provare le tormentate catene di un rapporto figliare che era marcio.
Magari, sì, ti porterò un mazzo di fiori sulla tua tomba, ma non ora. Lascio che il tuo corpo si decomporrà prima che qualche rimasuglio di gene possa legarmi ancora a te.
Li ho scritti questi pensieri perché nessuno mi accusi di codardia o altro. Queste parole pubbliche saranno da monito per tutti.
Ave at que vale

martedì, ottobre 13, 2009

Quanto disordine nella zona "grigia"



L'articolo di Barbara Saverio sul Mag, mensile de La Provincia di Como.

Vite narrate nel momento in cui finiscono sul tavolo degli espianti. E' "Disordo rerum", indagine narrativa sulla fragilità del destino, firmata da un giovane medico comasco


Otto racconti fra la vita e la morte, in quella zona grigia dell'esistenza dove trova ragione di essere la medicina. Carletto Genovese, medico e scrittore comasco, torna a raccontarci squarci d'esistenza dal suo punto di vista, spesso collocato laddove vita e non vita quasi coincidono. "Disordo rerum" (Albatros Il Filo, 104 pp, 13,50 euro) è una raccolta di racconti, alcuni dei quali già pubblicati e premiati, che non hanno un filo narrativo convenzionale ma fotografano un attimo, sempre nel momento in cui si compie un destino. Un destino che soggiace all'entropia connaturata alla natura, contro la quale poco o nulla può fare l'uomo con la sua ansia ordinatrice, o con la sua scienza che pretende di spiegare tutto e da tutto vuole dedurre regole. Genovese, al contrario, pare diffidare di tutto quello che sa di assoluto, dalla scienza appunto, ed è davvero strano per un medico - alla religione: "Non credo nella speranza e nel riscatto. Credo nel "dis-ordo". E' una visione totalmente anticristiana", scrive nel prologo. I personaggi di Genovese, come fa notare in prefazione Giovanni Lombardo Radice, "restano impressi, addirittura se non li conosciamo mai da vivi, ma solo da morti", come nella descrizione devastante dell'espianto d'organi sul corpo di un giovane morto in un incidente stradale. Un'esistenza interrotta da un evento imprevedibile e inevitabile, disordinato, una morte (una vita?) che viene tuttavia deviata dal suo corso naturale ed è manovrata chirurgicamente fino all'esito stabilito. Non è tanto in discussione la leicità morale dell'espianto: lo sguardo del medico si posa con infinità pietà su quell'involucro violentato, e lo scrittore raccoglie e dà voce al lascito di ricordi, di speranze, di passioni che rischia di finire in un contenitore per i rifiuti speciali insieme con le spoglie di un corpo svuotato.

domenica, ottobre 11, 2009

Presentazione ufficiale libro Disordo Rerum


Vi invito tutti quanti a Roma presso la Libreria Il Filo, in Via Basento 52/e il giorno 22 ottobre alle ore 17.30 per la presentazione ufficiale del mio libro DISORDO RERUM. Lo so è un po' lontana ma vi prometto che la farò anche dalle parti di Como.

martedì, settembre 29, 2009

Candidatura Abbondino 2009

Ecco la lettera inviata per l'Abbondino d'Oro, protocollata mercoledi 23 settembre 2009, sperando che sia la buona volta

Al Signor Sindaco di Como

E pc
Al Comandante Provinciale Guardia di Finanza
Al prefetto di Como
Alla direttrice della Biblioteca di Como
Alla psicologa Gabriella Anania
Al direttore del SSUEm 118 Mario Landriscina



Gentilissimo Signor Sindaco,
con la presente sono qui a candidare per la riconoscenza Abbondino d’oro il libro Stemmi dei Comuni della Provincia di Como.
Il motivo principale di quest’anno, oltre a quelli nella precedente richiesta, è molto profondo.
La presentazione del libro è stata scritta dal compianto Angelo Curtoni, comasco eccezionale, grande giornalista.
Mi ero rivolto a lui per questo: era un uomo buono. Lo ammiravo leggendo i suoi articoli. Seguivo gli interventi sul giornale mettendo sempre in primo piano l’aspetto umano delle vicende di Como. La psicologa terapeuta Gabriella Anania ne parlava sempre con assoluto entusiasmo. Sapevo che, rivolgendomi a lui, mi avrebbe accolto con benevolenza.
Un giorno, a casa sua, gli ho portato le bozze dattiloscritte. Davanti al tavolo del soggiorno, in tutta semplicità, ha voluto capire le motivazioni che mi hanno spinto a scrivere un libro così poderoso, su un argomento di cui nessun comasco si è mai interessato. Gli ho raccontato la mia passione per l’araldica, per le immagini e per la storia locale.
Ho cercato di trasmettergli il mio entusiasmo, le emozioni quando osservavo gli stemmi sui cartelli stradali, dipinti sui muri delle case, stampati sulla carta intestata. Immaginavo quali battaglie un popolo avesse combattuto, in quali castelli si fosse rifugiato l’imperatore nella sua sconfitta, il perché di un cigno nel rogo e il significato di un pastorale. Il Pierino da Cagno doveva essere una leggenda per il suo popolo tale da dedicargli uno stemma; il vescovo fuggiasco trovava rifugio ad Orsenigo e i Magistri cumacini si erano dati, come simbolo, una lumaca, la cui chiocciola rappresentava l’ingegno e l’intelletto artistico.
Mi sono sorpreso dalla foga delle mie parole e Angelo mi ascoltava rapito.
Abbiamo parlato a lungo.
Mi ha raccontato, poi, della sua malattia e del suo ricovero. Certamente la mia posizione di medico l’ha portato a parlarmi dei suoi malanni, ma non si è messo nella posizione subalterna di malato. Mi trattava alla pari, nonostante la forte disparità di anni. Con umanità, senza nascondermi la sua debolezza, metteva in luce un aspetto intimo straordinario.
Sono ripassato da lui, accogliendomi con gioia e buona predisposizione d’animo. Anche in questo incontro, seduti davanti ad un tavolo, mi ha rinnovato il suo stupore per questo libro.
Abbiamo scorso le pagine. Mi aveva evidenziato degli errori, mi aveva sottolineato delle imprecisioni ma soprattutto mi esprimeva la sua gratitudine per avergli fatto scoprire un mondo a lui sconosciuto. Non aveva mai pensato che gli stemmi potessero avere un significato così profondo, li aveva relegati ad un semplice capriccio artistico e niente più. Da quel momento avrebbe sicuramente guardato gli emblemi con occhi nuovi e non li avrebbe più considerati semplici vessilli muti da esibire nelle occasioni.
Ha scritto un epilogo esemplare che allego alla presente lettera ma soprattutto è venuto alla presentazione del libro in Villa Gallia. L’ho sentito veramente vicino ed ero grato a lui per la sua vicinanza, per le sue parole e per il suo interesse.
Non ha mai voluto niente in cambio. Ha semplicemente preteso che lo si trattasse come lui voleva essere trattato: con umanità.
La sua morte mi ha lasciato un vuoto, l’opera stessa che candido è orfana di un sostenitore ed è per questo motivo, più di ogni altro, la voglio dedicare a lui. Il premio a cui anelo ardentemente è per la mia profonda riconoscenza verso di lui.
Lo stesso Mario Landriscina, primario del 118, si era profondamente meravigliato che Angelo Curtoni avesse accettato di presentare l’opera e di scrivere una pagina. Landriscina si è adoperato affinché questa opera venisse accettata tra le candidature alla premiazione. Aveva scritto di suo pugno una lettera per sostenere la mia opera.
Un’opera, ripeto, promossa dalla giunta provinciale e da tutti i sindaci. Ho ricevuto elogi dal Capo dello Stato, dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, dal Presidente della Provincia di Lecco e dal Sindaco di Lecco.
Il Comandante dell’Arma della Guardia di Finanza, Rodolofo Meccarelli, ha abbellito l’aula magna della sede centrale, in piazza del popolo, la famosa casa del Fascio, con le immagini degli stemmi di tutta la provincia tratte dal mio libro. Vada ad ammirare la parete: un tripudio di colori e di immagini straordinarie.
Il Prefetto di Como ha voluto partecipare di persona alla presentazione del libro a Parolario tenutasi al Broletto lo scorso anno nonostante dovesse partecipare ad un convegno in cui era stato invitato il vicepresidente degli Stati Uniti.
Il vostro comune ha dato il patrocinio alla presentazione del libro presso la biblioteca cittadina. La direttrice Chiara Milani ha concesso l’utilizzo del salone a titolo gratuito per l’importante valore storico e locale del libro.
Ecco, ora le chiedo: faccia la sua parte, signor sindaco. Riconosca lo stemmario come opera di alto valore culturale che non ha avuto precedenti nella storia di Como e di tutta la provincia.
Ho notato, ultimamente, che lo stemma di Como, ridisegnato con pregevole qualità grafica, campeggia enorme nei cartelloni pubblicitari.
Grazie al mio libro, tutti i sindaci della Provincia si sono interessati al proprio stemma e sono stati affissi laddove non vi era nemmeno la presenza (d’altronde era un obbligo di legge).
In attesa di un vostro riscontro positivo,

Carletto Genovese