sabato, luglio 04, 2009

Il nuovo marchio della Comunità Montana del Triangolo Lariano (Adobe ringrazia)


Ma dico, avete visto il nuovo marchio (potevano chiamarlo brand, che fa più figo) della CMTL? Questo il logo che identificherà l'ente nelle nostre lunghe camminate tra Erba e Bellagio, tra Como e Lecco.
La Metafora di Erba ha vinto il progetto grafico e questa piccola azienda di Corso XXV Aprile (specializzata in branding, appunto, di cosmesi ed altre cose di moda) ha partorito questo logo modestissimo.
Ma è una copia sputata dell'Adobe (o peggio della Protezione Civile)! L'hanno raddrizzato e aggiunto dei colori più consoni all'ambiente prealpino.
Chiedo pubblicamente a CMTL: ma quanto avete pagato per questo plagio? Non sapete neanche che le comunità montane sono degli enti territoriali e in quanto tali si devono dotare di uno stemma riconosciuto dalla legge con un decreto del Capo di Stato? Già, mi vedo passeggiare tra i boschi dell'Alpe del Viceré o al Pian del Tivano, sentendo i profumi di qualche crema per la pelle, immaginandomi il logo di Adobe!
Quanti soldi buttati e inutilmente!

giovedì, giugno 25, 2009

Il solito Parolario (poco Lario) e molte parole a vanvera con i contributi di Regione Lombardia

Ho ricevuto questa risposta da parte degli illuminati di Parolario.


Egr. Sigg.ri,

In riferimento al Premio in oggetto - a cui avete partecipato con l'invio di un vostro testo - vi comunichiamo che la Giuria ha ritenuto validi e ammissibili ad una pubblicazione solo alcuni racconti, molti di meno di dieci e comunque troppo pochi per giustificare la stampa del volume previsto.

Siamo spiacenti di comunicarvi che il volume contenente i dieci migliori scritti non verrà quindi pubblicato, in quanto non rispetterebbe gli obiettivi stabiliti dal bando di concorso.

Per completezza d'informazione, vi comunichiamo i testi che la Giuria avrebbe ammesso alla pubblicazione:

Paolo Massimigliano Gagliardi con "La caraffa della ferriera" (5 preferenze su 6)
Bruno Bianco con "Odori di fabbrica" (4 preferenze su 6)
Emanuela Boem con Senza titolo (4 preferenze su 6)
Filippo Pozzoli con "Quasi quasi faccio un tuffo" (4 preferenze su 6)

Tutti gli altri testi hanno ottenuto meno di 3 preferenze su 6.


Cordiali saluti

La Segreteria dell'Associazione Culturale Parolario
Como

Questa non è completezza di informazione. O si invia un verbale da cui si evince la classifica o non la si mette affatto. Il problema è capire se vi sono stati troppo pochi racconti o se facevano schifo tutti. Quel condizionale riferito agli elaborati che sarebbero stati pubblicati se ce ne fossero stati ben 10 meritevoli è veramente ingiustificabile!
Non ho mai visto un concorso letterario che venisse gestito in questa maniera. I soldi della Regione Lombardia, adesso, chi li intasca?
Parolario è veramente un'entita astratta (per non dire peggio), che non rispetta le regole che impone agli altri. Sparite da Como.

martedì, giugno 16, 2009

Confusione mentale davanti ad un cartello della Luthansa


Giorni fa mi sono imbattutto in questo cartellone pubblicitario. Ora, vi devo dire con molta franchezza che ho perso una buona mezz'ora per capire il messaggio veicolato dalla pubblicità. Il primo pensiero è stato: Lufthansa è completamente impazzita. Che vorrano mai dire simili parole? Che cosa c'entravano i lunedi (lu) e i mercoledì (mer) con Milano? Probabilmente i nuovi voli hanno una frequenza bisettimanale? Ma perché devono andare a Berna (Ber)? E non potevano scriverlo direttamente in tedesco se dovevano metterci una frase così astrusa?
Ecco, mi ci sono arrovvellato per un po' quando Stefano, molto più saggio di me, mi dice: "guarda che siamo all'aeroporto di Bari!"
Ebbene ho avuto un'illuminazione divina e tutto mi è parso più chiaro!!! Felice di aver compreso l'arcano messaggio, mi sono imbarcato sull'embraer 170 di Alitalia per Milano, la piccola Ber (ha di fatto l'idroscalo!)

venerdì, giugno 12, 2009

Signor Bruni fuori dai coglioni (con il cedro nel culo)


Signor Sindaco, se ne vada fuori dai coglioni. Non ha mai ascoltato la gente, ha fatto sempre di testa sua, arricchendosi con la città di Como. Non avete mai fatto una cosa buona, lei e la sua giunta. Non l'ho mai apprezzata con quel falso sorriso stupido. Mi sono rivolto a lei un paio di volte ma non mi ha mai dato risposta. La sua collega di Lecco, signora Faggi, mi ha pure scritto un bigliettino, mancava poco che profumasse (com'è nello stile delle donne).
Signor Bruni è stato citato da quell'altro venduto Magdi Allam in un libro. Lei e la sua setta di CL! Che schifo mi fate. Perché prendersela con un povero albero? L'assessore Rallo e Caradonna meritano tutto il mio disprezzo. Che adesso guardino pure le linee geometriche del sociale! Ma ficcatevelo su per il culo tutto intero il cedro. Ve lo meritate. Bastardi, che la perdizione sia con voi per il resto della vostra vita pure anche quando andate in regione! Però, davvero, andatevene perché siete ignobili e una città come Como non vi merita!

lunedì, giugno 01, 2009

Krasnaia Plosciad


Piangerai bastardo, per tutti i minuti di silenzio che ti ho dato. Verserai lacrime amare quando ti asporteranno la prostata e per pisciare dovrai contrarti fino allo spasimo. Non andrai più a Bergen. Camminerai curvo sotto il peso degli anni e sarai piegato nell'orgoglio. Vedrai che ti capiterà molto presto, neanche il tempo di accorgertene. Ti amerò e non potrò che raccogliere le lacrime e aspettare. Sarò Rachele inconsolabile, ebbra di saggezza infinita e ti indicherò la strada perché non vedrai oltre i tuoi piedi... Ti accarezzerò i capelli canuti e l'incavo delle ascelle per sostenerti. Sarò Abisag, la sunamita che dorme sul seno di Davide per scaldarlo. Avrai freddo e non riuscirai a parlare. Solo il bastone scaraventerai per dormire sul giaciglio di paglia. La notte sarà lunga d'amore...





Che tu sia figlio di un re o capo di stato,che tu sia buono come il pane, o brutto e maleducato,che tu sia pazzo o normale, gatto oppure cane,guardia o ladro, non importa se sei fatto o ubriaco.Puoi chiamarti dottore, puoi chiamarti scienziato,puoi chiamarti ufficiale, puoi chiamarti soldato,puoi persino morire:comunque l'amore è là dove sei pronto a soffrire,lasciando ogni cosa al suo posto e partireanche tu come me...Che giri a destra o a sinistra, vero o per fintaè così: la tua impressione è solo un punto di vista,e non importa quale donna sposi o come si chiama,ciò che hai fatto in questa vita e in una vita passata.Puoi chiamarti dottore, puoi chiamarti scienziato,puoi cambiare il tuo cognome e usare un nome inventato,puoi persino morire:comunque l'amore è là dove sei pronto a soffrire,lasciando ogni cosa al suo posto e partireanche tu come meL'amore soltanto l'amore può farti guarireanche tu come me. . . . . .Comunque vada, che tu sia Dolce o Gabbana,che tu sia figlio di una guerra santa, giusta o sbagliata,non importa se dormi in una villa o per strada,che tu sia uomo, donna, frocio, Lucio Dalla o Sinatra.Puoi chiamarti dottore, puoi chiamarti scienziato,puoi chiamarti ufficiale, puoi chiamarti soldato,puoi persino morire:l'amore soltanto l'amore può farti guarire,lasciando ogni cosa al suo posto e partire.L'amore è là dove sei pronto a morirelasciando ogni cosa al suo posto e partiree partire... e e e e. . . . . .e partire... a a a a. . . . .

martedì, maggio 26, 2009

Il mio grazie ad Angelo Curtoni


Sapevo che mi avrebbe ascoltato e che avrebbe fatto qualcosa per me, senza chiedermi in cambio niente. Uomo semplice e di grande umanità. Lo voglio ricordare con le sue parole scritte per la prefazione del mio libro. Con profonda riconoscenza

Prima (intendo prima che mi capitasse fra le mani questo ponderoso volume) non sapevo nulla di araldica civica: in materia ero un abissale analfabeta.
Infatti quando, durante certe cerimonie ufficiali, vedevo sfilare i gonfaloni dei nostri paesi, li guardavo curioso ma, a mia colpa, con imperdonabile superficialità. Li giudicavo espressioni burocratiche di retorica patriottarda e se li osservavo disposti a ferro di cavallo attorno all’oratore di turno, pensavo fossero i resti d’un antiquato folclore, sopravvissuto alla tecnologia e alla globalizzazione.
A dire il vero, quando alla fine della commemorazione di turno riecheggiavano, in un’atmosfera che si faceva all’improvviso rarefatta, le note del “silenzio”, mi correva un brivido nella schiena perché mi pareva che quei gonfaloni venissero smossi da un invisibile corteo di fantasmi e che i loro stemmi, preziosi di colori e ricami, gridassero all’unisono “presente”.
Ma era un’impressione. Queste cerimonie, mi dicevo, sono fatte apposta per suggestionare gli animi fragili e sentimentali. E ritornavo con i piedi per terra, più scettico e ignorante di prima.
Ho detto: prima. Adesso, dopo aver letto, una per una, le pagine di questo libro, chiedo scusa. Perché quei gonfaloni, invece, erano e sono l’espressione dell’orgoglio di ogni comunità che abbia le radici affondate nella sua storia, grande o piccola che sia. E non orgoglio egoistico ed individualistico ma profonda convinzione di essere un piccolo frammento che ha contribuito, nella sua pur ridotta dimensione, a far migliore il mondo.
Il libro, comunque, per ogni singolo stemma è chiaro, analitico ed esaustivo. Bisogna abituarsi al linguaggio, tecnico e un poco criptico, di questa scienza particolare che è l’araldica. Che si è dotata anche di una serie di regole da cui non si può derogare altrimenti i vari uffici pubblici, creati come filtri alla eccessiva fantasia e alla scarsa scienza, bocciano i progetti. In modo rigido e senza scappatoie. Come una scienza seria pretende.
Però, quando ci si è impadroniti della chiave di lettura, tutta la materia diventa interessante e, direi, per uno spirito culturalmente curioso, affascinante. Merito indubbio dell’autore che, sulle sudate carte, deve avere speso tempo e fatica senza limiti e controlli.
Nelle prime pagine, quelle esplicative del contenuto che segue, si trova un’illuminante citazione dell’antico notaio Marco Cremosano che recita: “... nell’ore più otiose del caldo, per divertire la mente mia dalle continuate sue applicazioni, mi posi già per ricreatione all’impresa di radunare in un volume le imprese e le insegne di molti vari paesi...”
L’autore di questo volume, il dottor Carletto Genovese medico attivo nella sezione comasca del 118, deve aver avuto motivazioni più serie e senz’altro più profonde, altrimenti non si riuscirebbe a giustificare l’immensa fatica, la grande passione e la sterminata applicazione che questo studio araldico ha comportato.
Perché non solo di mera araldica si tratta, ma anche di etimologia e di storia locale. Interessante per chi, come me, si è appassionato all’argomento, ma penso insostituibile per chi guida un comune comasco e ne vuol conoscere le vicende passate, oltre che interpretare, attraverso i pittogrammi (cioè i simboli), gli stemmi che adornano, talvolta da secoli, le facciate degli edifici municipali.
L’autore, all’inizio, ringrazia una serie di persone che l’hanno aiutato nell’impresa.
Il sottoscritto, a nome di tutti i lettori, ringrazia lui per l’arricchimento culturale ricevuto.

giovedì, aprile 02, 2009

Waltz with Bashir


Ho appena finito di vedere questo film bellissimo. Pensavo che non ci sarei mai riuscito perché l'hanno trasmesso in pochissime sale cinematografiche e per poco tempo. Sapevo che prima o poi al Lux di Cinelandia avrebbero dato questa pellicola, così stasera ho colto la palla al balzo e mi sono portato a Cantù.
E devo dire: bravi gli Israeliani. Bravi perché hanno ammesso una colpa di fronte al mondo intero. Ma non basta, perché l'eccidio dei palestinesi nel sud del Libano è un granello di sabbia nel deserto di colpe che hanno tutti indistintamente in questa terra martoriara e mai libera.
Non è un film sulla responsabilità degli israeliani o sulle colpe dei palestinesi perché non se ne verrebbe più fuori.
E', invece, il viaggio intimo e del tutto personale di un soldato dell'IDF scavando nella sua memoria e in quella degli altri militari che hanno partecipato all'invasione del Libano.
Ma soprattutto il film denuncia quella grande voglia di vivere nella pace e nella normalità. Militari giovani che si fanno un autoscatto lasciando la macchina fotografica sulla canna del carro armato, che suonano la chitarra sulla spiaggia, che invidiano gli altri giovani nei bar, che sognano nell'aeroporto di Beirut semidistrutto dalle bombe e si fanno il bagno nel mare di Sidone.
Il sogno evapora immediatamente sulle note di this is not a love song e si convive con la morte e la distruzione. La gioventù inaridisce presto e ci si dimentica in meno di 20 anni degli orrori della guerra.
Questo è raccontato nel film di animazione.